"Mancano 250 professionisti sanitari, di cui 45 medici di base". Oltre 1.600 firme in difesa della sanità in montagna: "Territorio fragile per scarsa densità abitativa"
L'allarme di Cisl: "Il nostro territorio, demograficamente più fragile che altre parti del Paese e geograficamente complesso per scarsa densità abitativa e per carenza di infrastrutture e servizi sociali rischia - se non lo è già - di essere la frontiera di questo nuovo 'contagio' con tutte le conseguenze che già oggi cominciamo a rilevare"

BELLUNO. Oltre 1.600 firme, raccolte in una sola settimana, a difesa della sanità in montagna. A comunicarlo di Cisl Belluno Treviso, promotrice della petizione "Sos sanità, una firma per la montagna bellunese", lanciata sulla piattaforma online change.org.
"E' un'azione necessaria per portare all'attenzione delle istituzioni e dei decisori- afferma Massimiliano Paglini, segretario generale del sindacato - le istanze della popolazione bellunese in difesa del diritto alla salute e della sanità pubblica e universale in montagna, territorio segnato da un inesorabile declino demografico e spopolamento a cui si accompagna una crescente e sempre più preoccupante carenza di servizi e infrastrutture".
Diverse le conseguenze della crisi del sistema sanitario, un problema presente su tutto il territorio nazionale. "Da un lato - aggiunge - si è generata una concorrenza 'sleale' verso la sanità pubblica, a cui è rimasto ad esempio il dovere di gestire la medicina di urgenza. Parallelamente si sono innescati meccanismi di reclutamento di medici e professionisti sanitari e socio-sanitari che hanno dato origine a una fuga dalla sanità pubblica che sta producendo un sempre più accelerato processo di abbandono del territorio da parte del Servizio pubblico, anche in realtà, come quella veneta, ritenute fino a poco tempo fa una eccellenza immune a fenomeni già in essere da anni in altre parti del Paese".
Come già è emerso, negli ultimi tempi si parla di una deriva verso il privato che "sta determinando sempre più disuguaglianze e squilibri tra cittadini e vanificando il dettato costituzionale e i principi fondamentali che portarono alla istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, il diritto alla tutela della salute gratuito e universale".
Il sindacato denuncia la situazione nel bellunese. "Il nostro territorio, demograficamente più fragile che altre parti del Paese e geograficamente complesso per scarsa densità abitativa e per carenza di infrastrutture e servizi sociali rischia - se non lo è già - di essere la frontiera di questo nuovo 'contagio' con tutte le conseguenze che già oggi cominciamo a rilevare".
Preoccupanti i numeri riportati da Cisl riguardo la provincia di Belluno. "Mancano 250 professionisti sanitari e socio-sanitari e almeno 150 accompagnatori/badanti, numeri da far tremare i polsi se si pensa che siamo solo all’inizio della 'pandemia demografica'; mancano almeno 40/50 infermieri come minimo “vitale” per garantire la sostenibilità sociale basilare".
"Mancano circa 45 medici di Medicina generale - prosegue Cisl -, pur dovendo evidenziare che i 100 in attività hanno ben più assistiti in carico dei 1.500 pazienti previsti, fra i quali molti anziani con grandi difficoltà di mobilità e assistenza in ambulatorio; i redditi bassi o medio bassi stanno generando l'abbandono di molte posizioni di ospitalità e degenza nelle Rsa, facendo crescere le difficoltà per molte famiglie e/o anziani a integrare il pagamento dei servizi domiciliari".
Diverse le soluzioni proposte, in primis l'istituzione di "un unico grande Tavolo territoriale permanente - conclude Paglini - che incorpori tutte le tematiche e la programmazione coordinata per definire gli interventi necessari a rendere attrattivo il territorio bellunese per medici, infermieri e lavoratori di tutte le professioni, a cui abbiamo chiesto di partecipare a Cgil, Cisl, Uil, Ulss, Provincia, Conferenza dei Sindaci, Rsa, Unioni montane, Associazioni datoriali, di volontariato e del terzo settore".
Fra le proposte del documento, la dignità formativa e salariale per tutto il personale sanitario e assistenziale, il potenziamento dell’assistenza territoriale, la riorganizzazione della medicina generale e pediatrica, la messa in sicurezza degli ospedali, il consolidamento delle case della comunità, la realizzazione degli ospedali di comunità, la difesa e lo sviluppo delle eccellenze del sistema sanitario pubblico e l’impegno per la creazione di condizioni di maggiore attrattività del territorio attraverso edilizia agevolata, servizi sociali per l’infanzia.














